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Pubblicato il:

Oct 10th, 2020

Autore:

Matteo Albini

Come nasce Inmost Consulting

Quello di iniziare un blog, o anche il solo scrivere un articolo, sino a qualche anno fa, sarebbe stata la cosa meno probabile che mi avreste visto fare.

Chi mi conosce lo sa: scrivere per me è sempre stata una cosa maledettamente difficile. Sin dalla più tenera età.

Beh, questo non è del tutto vero. Diciamo che questa difficoltà ebbe inizio in terza elementare.

La scuola elementare di Pieve Ligure, in sé un paese incantevole avvolto nel manto della sua mimosa, 35 anni fa offriva le medesime opportunità educative di un sasso.

Perseo e Medusa

Ricordo quel pomeriggio che il compito consisteva nel restituire una descrizione di una di quelle cartoline che si comprano all’edicola del paese.

Avete presente quelle cartoline che i vacanzieri amavano spedire ai cari per recapitargli un pensiero. Solitamente un pensiero del tipo: “Stiamo tutti bene, qui è tutto bellissimo. Un abbraccio a tutti.”, il tutto seguito da due o tre firme solitamente fatte tutte dalla stessa mano. Avete capito tutto?

Lo trovavo un compito di una stupidità disarmante incapace di catturare il mio interesse.

A quei tempi la mia passione invece era la mitologia greca. Vuoi mettere un mazzo di mimose fotografato su un muretto a secco di Pieve Ligure con Perseo che con un cavallo bianco alato chiamato Pegaso va a tagliare la testa a Medusa la gorgone anguicrinuta?

No match, baby.

Non riuscivo proprio a trovare nulla da scrivere, per cui seguii semplicemente le linee guida fornite dalla maestra: prima descrivere cosa ci fosse in primo piano, poi in secondo piano, e poi lo sfondo.

Quel pomeriggio con uno sforzo disarmante scrissi qualcosa e, sorprendentemente, finii prima del solito i compiti quotidiani.

Il mio esercizio suonava tipo: “In primo piano c’è un mazzo di mimose, in secondo piano un muretto a secco e sullo sfondo il golfo. Il mare sembra agitato.”

Tra le risate dei compagni, il sentirmi ridicolizzato dalla maestra ed il senso di vergogna, si creò il perfetto contesto di imprinting.

Hopper The Rabbit

Già che a 7 anni sei ancora nella tua Fase Theta, di questo ne parleremo in separata sede, ma la risposta allo stimolo esterno ricevuto si sintetizzò in una credenza subconscia che suonò tipo “Esprimermi è pericoloso”.

Certo da adulto ricordo quel momento come un episodio divertente, almeno a livello razionale, ma la mente subcosciente ha il medesimo umorismo dei folleti nella banca di Harry Potter, non riconosce contesto e soprattutto esiste in una sola domensione temporale: il presente.

Per la mente subcosciente il tutto coesiste stato di contemporaneità la cui logica poggia su una scala di inferenza. Tutto vero, tutto presente, tutto sempre.

Insomma, quella banale esperienza di una scuola di provincia si era cristallizzata in una credenza, di per sé né buona né cattiva, con il fine preservarmi dall’essere ulteriormente ridicolizzato ed assicurarsi quindi la mia “sopravvivenza”.

Le credenze subconsce hanno una meravigliosa caratteristica: hanno un ruolo fondamentale nel ciclo percezione — azione. E sappiamo tutti come un comportamento reiterato si trasformi in abitudine comportamentale: quelle cose che gli appassionati di sto benedetto mindset chiamano “habits”.

Possiamo quindi dare una definizione semplice di credenza subconscia? Mmm… no. Una credenza è un’idea autosufficiente generata da un'esperienza a seguito di un episodio di imprinting. Da un punto di vista Neuroscientifico è un adattamento biochimico del cervello ad uno stimolo esterno (ambientale, nel suo più ampio dei suoi significati).

Senza rendermene conto un episodio distante e fondamentalmente insignificante aveva preso, in modo del tutto irrilevabile, il sopravvento sul mio comportamento e quindi sui miei risultati.

Abbiamo conservato la risposta ma ci siamo dimenticati della domanda. Così è anche per una credenza subconscia.

Quella credenza che avrebbe dovuto “preservare” dall’essere ridicolizzato, era divenuta disfunzionale alla mia efficacia presente.

In altre parole prima di aver riallineato quella credenza disfunzionale, ero una vittima inconsapevole del mio stesso passato.

Siamo d’accordo che nel momento in cui scrivere un articolo fosse divenuto troppo ostico per le mie possibilità sarei potuto andare su Fiverr ed assoldare un ghost-writer, ma se l’episodio di imprinting non avesse riguardato la mia libertà espressiva nello scrivere?

Avesse riguardato il mio sentirmi meritevole di essere amato? La percezione del mio valore personale? Il mio sentirmi pronto ad una relazione appagante? Avesse invece riguardato il mio senso di autoefficacia?

Vuoi saperne di più riguardo credenze subconsce e su come influiscono sulla tua vita? Abbiamo enormi novità, se vuoi ti terremo aggiornato senza spammare inutili newsletters.

Messaggio

Siamo soliti pensare alle credenze in termini di deficit (atteggiamento tipico di una cultura occidentale da Ancien Régime, che affolla le librerie di molti professionisti nel 2020 e che probabilmente darà ancora lustro a nomi di molti cattedratici anche nel 2030. N.d.a.), ma se esistesse il modo di autodeterminare queste credenze e di metterle a nostro vantaggio della propria autorealizzazione? E perché no, della propria felicità (so cari lettori quanto suoni naif).

Insieme ai big themes dell’innovazione scientifica, oggi le nuove scienze della vita stanno rivoluzionando il modo con cui guardare e ripensare il sistema uomo ed il paradigmi mente-corpo.

Se discipline quali Neuroscienze, Epigenetica e Psiconeuroendocrinoimmunologia ( ok, P.N.E.I. è molto più facile ), si limitassero ad offrire articoli di intrattenimento su Focus da cui rimanere sbalorditi al cospetto di termini quali neuroplasticità e neurogenesi non meriterebbero la nostra attenzione.

Ma se offrissero non solo nuovi metodi di diagnosi ma una chiave con la quale migliorare la qualità della nostra vita? E non dico nel 2030: dico ora, adesso e alla portata di tutti.

Se ciò che chiamiamo progresso non avesse come fine in sé il benessere e l’innalzamento della qualità della vita collettiva, questi sarebbe solo perversione.

Inmost nasce con questo obiettivo: offrire ai nostri Partners ( così chiamiamo i nostri Clienti nella nostra cultura interna ) la possibilità di evolvere verso ciò che più desiderano per la propria vita, offrendo i migliori strumenti resi disponibili dalle nuove scienze.

Offriamo l’opportunità di riscrivere quel sistema di credenze non funzionale al proprio presente e renderlo corroborante alla propria autorealizzazione.

Siamo convinti che innalzando la qualità della vita del singolo, innalzeremo la qualità della vita di chi lo circonda e quindi di questo pianeta.

Questo io lo chiamiamo progresso.